La linea del tempo: storia di Amantea

Nel corso dei secoli la città di Amantea è stata protagonista di conquiste e assedi da parte delle diverse dominazioni che si sono succedute sul territorio calabrese. 

Gli studiosi individuano le prime tracce archeologiche nelle necropoli dell’antica Temesa, tra il VI e V sec. a.C. Ma la storia di Amantea si snoda prevalentemente a partire dall’alto medioevo e dalla conquista dei Bizantini. Per la sua posizione strategica infatti fu teatro di aspri scontri con i Longobardi prima e i Saraceni poi, con una parentesi orientale anche come capitale di emirato nel IX secolo A questo periodo storico sono legate anche le leggende che colorano di magia la storia ufficiale e che rinsaldano il rapporto indissolubile tra la città e il mare. La grotta situata sotto al centro storico rappresenta un’insenatura naturale, approdo ideale per velieri e mercantili. 

L’anno 885, con l’ulteriore passaggio dai Saraceni ai Bizantini, viene riconosciuto come l’inizio di un periodo di prosperità che prosegue poi anche con Normanni e Svevi. La rilevanza data alla cittadina tirrenica è documentata anche dal suo riconoscimento come sede vescovile. I resti del castello e della cinta muraria di fortificazione sono ancora oggi testimonianze visibili dell’avvicendarsi delle dominazioni e della sua importanza come centro nevralgico politico e commerciale della zona.

Crocevia di popolazioni, culture e religioni, Amantea annovera anche la presenza di una comunità ebraica tra il XV e il XVI secolo.

Scorrendo la linea cronologica del tempo, la data del 1806/7 segna un momento decisivo per la storia della città, strettamente collegato all’assedio delle truppe napoleoniche.

Nel 1861 Amantea diviene Comune del Regno d’Italia.

Due tappe fondamentali per il percorso di sviluppo della città sono sicuramente i terremoti del 1637 e del 1905, due eventi funesti che hanno contribuito a modificarne l’assetto urbano, con la distruzione e successiva ricostruzione di numerosi edifici storici.