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Ho letto l' articolo " Lacrime
di coccodrillo" su Amantea.info riguardo l'ultimo multiplo
incidente mortale ad Amantea.
Sono stato assalito da molte
differenti emozioni.
Prima ho provato piacere nei
tuoi scritti perche' condivido pienamente le tue
considerazioni nell'analizzare le principali cause di questi
incidenti, e sembra che nessuno ne trae alcuna lezione,
credo di avere sentito al telegiornale che in Italia sono
morte 280 persone, nella maggior parte giovanissimi, in
incidenti stradali nei primi 4 mesi del 2008.
Secondo ho provato rammarico,
per il solito tram-tram degli amanteani, e italiani in
generale, nel cercare di raggirare le leggi per proteggere i
trasgressori. Quante volte ho sentito dire" mettiamo la
cintura di sicurezza, che qui c'e' la polizia", oppure "
rallenta che qui' c'e' l'autovox", oppure "mettiti il casco,
se no prendi la multa".
Quando questa gente si
rendera' conto che le leggi sono messe in vigore per
proteggere tutti i cittadini? Quando si renderanno conto che
le leggi sono in vigore non per fare multe per ingrassare le
casse del comune o dello stato, ma per proteggere la vita
loro stessa e altrui???
Terzo, ho provato rabbia per
le tre giovani vite perse in un incidente inspiegabile, che
forse si sarebbe potuto evitare. Dispiacere per le famiglie,
trovatosi improvvisamente, per ragioni inspiegabili, con la
scomparsa di un figlio , di una figlia, che rappresentavano
il loro futuro, tutto il loro mondo, tutto il loro amore.
Che cosa si puo' dire a una
madre che perde un figlio in queste circostanze???
Sono stato al funerale di
Salvatore Gugliuzzi a Toronto questo giovedi' e non trovavo
parole per Mafalda, sua madre. L'ho abbracciata e ho pianto
con lei.
Caro Pino, leggo ogni giorno,
Amantea.net e sono stati scritti parecchi articoli sui
semafori intelligenti, sulle multe, sullo stato della SS18 e
su questo incidente.
Ho sentito la necessita' di
scrivere qualcosa anche io, che allego a questa e-mail.
Un caro abbraccio
Meluzzo Furgiuele
Articolo
mandato a Amantea.net
Vorrei anche io dire qualcosa
sul sullo stato della SS18. Vengo regolarmente quasi ogni
anno ad Amantea durante l'estate e devo premettere che anche
mio padre, Pietro Furgiuele, mori' in un'incidente d'auto a
Falerna nel lontano 1973, quindi capisco molto bene lo stato
d'animo delle familglie delle vittime di quest'ultimo
incidente e a loro vanno le mie piu' sentite condoglianze ,
preghiere e rispetto.
Durante le mie permanenze ad
Amantea ho avuto occasione di osservare il modo di guidare
degli Amanteani e Italiani in generale. Una confusione
generale senza rispetto per le leggi come se ognuno fosse il
padrone della strada. No rispetto per i semafori, stops,
parcheggi, sorpassi azzardati in curve, etc, etc., per non
parlare dello stato delle strade, costruite decenni addietro
senza mai essere ampiate, aggiustate per permettere il
traffico di questi anni.
Ricordo una volta quando ero
fermo al rosso sulla statale 18 per girare a sinistra a Via
Baldacchini dietro due macchine, una Ferrari rossa, guidata
da uno ben conosciuto ad Amantea, sorpassa me e le altre due
macchine sulla corsia contraria e gira a sinistra col
rosso!!!!
Una cosa poi mi fa ridere, ma
forse dovrei piangere. Cosa c'e' di strano se ci sono
semafori intelligenti capaci di pescare e fotografare gente
che passa col rosso? Sono forse illegali? Mi sembra di aver
letto sul vostro sito che sono stati approvati dalla
magistratura.
Non dovrebbero essere un
deterrente per controllare la velocità e far si che si
rallenti in centri abitati e di maggiore traffico? Ed
evitare incidenti di questo tipo??
Non voglio prolungarmi,
poiche' non saprei esprimermi meglio di come ha fatto
Pasquale Ruggiero nell'articolo di questa domenica sul
vostro sito che condivido pienamente.
WELL DONE!!!!, BRAVO!!!!!!
Si rispettino le leggi!!!!!!
Un cordiale saluto
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Caro Pino,
ho letto l’edizione
del 18 aprile di AMANTEA.INFO e, devo confessarti, mi sono
emozionato. Apprezzo sempre i tuoi articoli: sia per il tuo
intelligente rifiuto del “benaltrismo”, quella “tecnica”
particolarmente odiosa del politico che, appena gli prospetti un
problema, svicola via dicendoti che i problemi sono ben altri;
sia per il tuo costante richiamo al senso di responsabilità di
ciascuno di noi per far crescere, tutti insieme, la nostra
comunità. Mi piace la tua simpatica “ossessione” a descrivere
il tempo che è stato, utile a ricordarci chi siamo, da dove
veniamo, che radici abbiamo; e pure la consapevolezza che
conoscere il proprio passato serve tantissimo, perché chi non
conosce il proprio passato non ha un grande futuro.
Stavolta ho
apprezzato ancora di più. Per due ordini di motivi. Sia dal
punto di vista personale che dal punto di vista politico. E ti
spiego subito perché.
“La favola di Amantea
anni ‘50” mi ha colpito personalmente. Sia per la commovente
descrizione di un periodo che per ragioni anagrafiche non ho
vissuto, sia per la dolcezza delle parole che raccontano il
“piccolo mondo antico” che si è ormai perso sulle strade della
globalizzazione, degli ipermercati, di internet e simili, sia
per la citazione di personaggi per così dire…. “unici ed
irripetibili”. Oltre a questo, ho particolarmente gioito a
vedere la foto del mio bisnonno Peppino Mazza, il cosiddetto
“Gesù Cristo d’a Chiazza”. E quella di mio padre “Tonnuzzo
Veltri”, ripreso giovanissimo, con altri suoi coetanei, in un
momento spensierato di una delle tante giornate passate “allu
mastru”, da quel “Mastro Ciccio Furelli” che tanti giovani ha
istruito nella difficile arte del taglio e del cucito. E stato
un tuffo nei ricordi che – non mi vergogno ad ammetterlo – mi ha
molto commosso.
Dal punto di vista
politico, sono rimasto fatalmente colpito dalla citazione di
Beppe Niccolai, deputato del M.S.I.. Tu saprai che io sono
Presidente del Circolo di Alleanza Nazionale di Amantea. Ma
questo non fa velo alla mia capacità di discernere i fatti e gli
avvenimenti. So che non esiste solo il bianco ed il nero: c’è,
sempre, tanto grigio. Perciò ho apprezzato il tuo invito ai
cittadini a riprendere il gusto e l’entusiasmo di essere
protagonisti, di essere attori e non comparse, di non smettere
di promuovere, progettare, sognare, sperare. E, a maggior
ragione, la riproposizione di una grande persona come quella di
Beppe Niccolai – “compianto galantuomo che non ha mai anteposto
alla militanza politica l’etica e la morale”.
Permettimi quindi di
ricordare l’uomo Niccolai. Nato nel 1920 a Pisa, fascista
convinto, volontario di guerra in Africa, prigioniero per
diversi anni nel “fascists criminal camp” di Hereford, nel
Texas. Consigliere comunale del M.S.I. a Pisa ininterrottamente
dal 1951 al 1980; consigliere provinciale dal 1960 al 1969 e poi
dal ’70 al ’72. Varie volte Deputato. Un uomo tutto d’un pezzo.
Caratterizzato da rigore morale e intransigenza fino allo
spasimo, era soltanto” un uomo politico di provincia, rimasto
quasi del tutto sconosciuto alla più vasta pubblica opinione.
Ciò nonostante, il suo ricordo è ancora vivo in molti e può
tuttora essere considerato un punto di riferimento all’interno
della comunità politica della Destra Italiana.
Quando nel ’76 non fu rieletto in Parlamento, non se ne dolse
più di tanto. Il contatto con il “palazzo” era stato
mortificante, le istituzioni gli erano parse, in quegli anni,
come vestigia ormai svuotate d’ogni contenuto morale, dove
gruppi e bande di potere, con disprezzo e cinismo, conducevano i
loro affari personali alle spalle e sulla testa del popolo
italiano
Emerse dunque in lui
la necessità di elaborare una fase politica nuova. Tiene una
rubrica, il “Rosso e nero”, sul quotidiano del MSI, “il Secolo
d’Italia”. Nei suoi articoli viene fuori tutto il suo
carattere: ora feroce, ora ironico, ma sempre fermo, preciso,
mai ipocrita e soprattutto mai intellettualmente disonesto.
Niccolai osserva la realtà, legge i giornali, spulcia le
dichiarazioni, viviseziona gli atti parlamentari e poi mette
tutto fra virgoletta e con brevi commenti fa emergere le
contraddizioni, le viltà, le funzioni, il malcostume dilagante
di una classe partitocratica che avvelena la Nazione in
complicità con i “poteri forti”.
Usa parole chiare,
importanti, vive, attuali ancora oggi. «Non selezionare
personale politico elastico. Costruire coscienze. Partito
educatore, non corruttore». Parole vissute con coerenza da
Niccolai e testimoniate nella personale rinuncia a qualsiasi
carica politica “gratificante”
Proprio Fini lo
proporrà come Presidente del MSI-DN, riconoscendogli un’indubbia
autorità morale su tutta la Comunità. Niccolai risponderà
negativamente, quella carica non fa per lui. Ringrazia ma
rifiuta un ruolo oltre le parti: vuole continuare ad essere
«parte».
Purtroppo non sarà
così: un ictus gli impedirà di continuare la sua azione ed in
pochi mesi farà perdere alla nostra famiglia uno dei suoi uomini
migliori.
«Uomo adamantino,
coscienza cristallina» scriverà di lui un avversario come il
giornalista Giampiero Mughini.
Aveva la capacità di
vedere la realtà senza l’affanno elettorale. Raccoglieva intorno
a sé il «mondo degli umili e degli indifesi», e diede alla
militanza politica un senso e un imperativo etico
Dei politici disse
una volta: “No, i politici dovrebbero essere diversi. Devono
esserlo, perché dettano le regole del gioco sulla pelle di
tutti. E poi debbono essere onesti anche nel loro interesse.
Intendo l'interesse a sopravvivere come ceto professionale, come
classe. Nessun sistema politico si salva se cade nella più
lurida delle fogne.”
Parole dette
trent’anni fa. Un’eternità prima del libro di G. Antonio Stella
sulla Casta. Meno male che la morte se lo è preso: gli ha
evitato di vedere la degenerazione attuale della politica, i
voltagabbana, gli arrivisti, i trasformisti, i piccoli uomini
che calcano ora il palcoscenico su cui si decidono le sorti
dell’Italia.
24 aprile 2008
Pino Veltri
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