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Non chiamatela omertà
è solo
degrado |
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Il bastone e la carota |
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Terza Repubblica si,
ma.... |
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Come colmare un deficit... ...con un
altro deficit |
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Perchè "Agorà" |
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La nostra
"AGORA'" |
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Non chiamatela omertà
è solo
degradoIl
1968, da troppi enfatizzato, pur
cogliendone alcune innegabili positività, ha prodotto danni
irreversibili che - a mano a mano - hanno trasformato
(negativamente) la nostra società. La classe dirigente è figlia di quel movimento dal quale ha ereditato una falsa interpretazione dei diritti e dei doveri, culminata in un'interpretazione errata del concetto di libertà. Si è passati, bruscamente, dall'osservanza delle norme (educazione civile e civica) ad un colpevole permissivismo
che tollera l'intolleranza, la disobbedienza civile
(incivile?)la maleducazione. Emblematico è il mondo della
scuola in cui quei pochi che ancora cercano di guadagnarsi con
dignità il pane quotidiano tentando di "educare" non sono visti
di buon occhio, financo da alcuni dirigenti e dagli stessi
colleghi che, anche per quieto vivere, hanno "abdicato" e
preferiscono fare solo e soltanto l'indispensabile, senza
tentare di mutare il corso delle cose. La scusa addotta (a ragione, ma non tanto) è che la maggior parte dei genitori, indipendentemente dalla formazione e dall'impegno dei propri rampolli, vuole soltanto "il pezzo di carta" possibilmente farcito di giudizi "ottimi" o al massimo "distinti".
La mediocrità è già un successo! E solo pochi la raggiungono.
Chi vuole impegnarsi lo fa a proprie spese... magari anche tra
gli sberleffi. Circa 15 anni fa, quando ancora mi interessavo di sport (pallamano) ero stato molto felice dell'arrivo in gruppo di un ragazzo proveniente da una famiglia "per bene". Mi auguravo che il suo inserimento sarebbe servito a migliorare, positivamente, il
comportamento del gruppo, ma.... Un giorno, mentre con gli altri allenatori preparavamo il programma degli allenamenti, ci giunse all'orecchio uno schiamazzo farcito da un turpiloquio addirittura agghiacciante, prodotto da una voce che sovrastava le altre grida. Uscimmo fuori per vedere chi ne fosse l'artefice
Manco a dirlo... era il ragazzo di buona famiglia che, invece di
accettare i richiami, addusse candidamente una (per lui)
legittima giustificazione... "Professo', si nun fazzu accussì, me fissianu..." Forse è per questo (per non essere "fissiati") che i ragazzi di oggi ( e non solo loro)
si comportano come "barbari". Un esempio che nessuno ormai nota? Cliccando qui sotto avrete una prova visiva di uno degli aspetti più inquietanti cui si potrebbe porre rimedio, ma come
le tre scimmiette, nessuno sente, nessuno vede, nessuno parla... Ma non è omertà, è solo DEGRADO!
Pino Del Pizzo
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Per far camminare un
asino si possono usare due metodi: con le buone (prendendolo per
la gola offrendogli una carota) o con le cattive (usando la
minaccia del bastone)
Il bastone e la carota
Da un po' di tempo
a questa parte, quasi ogni anno, i cittadini sono chiamati alle
urne... Non abbiamo ancora "digerito" le politiche e già si
pensa alle regionali... Poi ci saranno le Europee,
successivamente le Provinciali,e -a seguire- le comunali. Una continua chiamata alle urne, un continuo agitarsi dei "politici di professione" per acquisire e mantenere il consenso.
Questi novelli "missionari" , che di volta in volta (ma a pensarci bene sono sempre gli stessi!) bussano alle nostre porte proponendosi come taumaturghi in grado di risolvere le problematiche legate all'amministrazione dello stato, della provincia, della regione, del comune e dell'Europa,
ricchi del tributo in voti di parenti e "portaborse", chiedono
il voto di casa in casa, quasi come i venerabili questuanti, in
cambio di promesse di carattere generale (ma anche di favori
personali) con la speranza, non solo di conservare l'amata
poltrona, ma -possibilmente- di conquistarne una più comoda.
Da questo succedersi di "questue" deriva l'immobilismo che
attanaglia la vita pubblica, la mancanza di decisioni
qualificanti, la decadenza delle leggi e dei costumi. Decidere, infatti, significa operare scelte... e le scelte, anche le migliori, non saranno mai condivise da tutti. Applicare leggi e regolamenti (specie in questo periodo di trasgressione e di permissivismo) può far venir meno il consenso. Esortare al rispetto dei valori civici può esporre a confronti... E allora?
"Vivi e lascia vivere"... e "si salvi chi può". I più furbi conserveranno la "poltrona", altri "furbetti" continueranno a fare i fatti loro, tutti gli altri (e sono la maggioranza), un poco perché schifati, un poco perchè cedono al comodo "chi me lo fa fare", subiscono. Colpevolmente.
Se le votazioni fossero meno frequenti, forse, qualcuno potrebbe
trovare il coraggio di abbandonare "la carota" e usare -quando
necessario- il bastone. Ciò porterebbe a contestazioni e a mugugni, ma dopo qualche tempo vedendo i cambiamenti nella società (ordine, pulizia, senso civico, meno delinquenza, ecc.)il "bastone" potrebbe essere definitivamente accantonato ed i consensi non dovrebbero essere più legati alla pacca sulle spalle o alle ricorrenti questue. Al nord hanno cominciato: diritti e doveri. Qui da noi siamo ancora fermi ai diritti (di pochi politicanti) e ai doveri (di poche persone oneste). Così non si crescerà mai.
Pino Del Pizzo
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l'on.le Beppe Nicolai
del M.S.I. |
Terza Repubblica si,
ma....
Dopo questo
voto, necessario, ma non risolutivo l'Italia potrà cambiare
solo se gli Italiani, d'ora in avanti, indipendentemente
dalle loro legittime scelte di campo, riprenderanno il gusto
e l'entusiasmo, la forza e la capacità di ritornare ad
essere protagonisti nel progettare, nel promuovere e nel
decidere.
La ricetta è
semplice: basta combattere i germi dell'infezione che ha
colpito le ultime generazioni, come denunciava già nel 1989
l'on.le Beppe Nicolai, un compianto galantuomo che non ha
mai anteposto alla militanza politica l'etica e la morale.
1- la
partitocrazia che genera professionismo politico
contro la militanza;
2- la
casta, contro l'impegno morale;
3- la
burocratizzazione;
4- la
corte e i cortigiani;
5- i
piazzisti del voto;
6- la
selezione verticistica operata nelle scelte dalla
casta in base alla fedeltà non alle capacità e alle idee.
Pino Del Pizzo
(fonte:M.Bertozzi
"Anche le oche non sono più quelle di una volta")
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COME COLMARE UN
DEFICIT...
...CON UN
ALTRO DEFICIT
Le casse comunali sono quasi
continuamente al verde, un poco come le tasche dei cittadini non
evasori che, proprio in questo mese, affollano sportelli postali
e bancari per pagare canoni TV, tasse di proprietà per le
autovetture, bollette e balzelli vari imposti da Stato, Regione,
Provincia, Comune, Consorzi di Bonifica (chi l'ha mai visti?),
verifiche impianti di riscaldamento, RC Auto e... chi più ne ha,
più ne metta!
Un pozzo senza fondo nel quale
vanno il sudore e il sacrificio dei contribuenti (onesti) e che
continuamente viene prosciugato da sperperi, cattive gestioni e
dai "furbetti" di turno.
Al danno (così ormai si configura
la puntualità e l'osservanza dei doveri fiscali), si aggiunge la
beffa per la mancanza di una contropartita in servizi utili e
indispensabili che vanno dalla sanità alla pubblica istruzione,
dalla tutela dell'ambiente alla viabilità, dai trasporti alla
raccolta dei rifiuti, dalla sicurezza alla giustizia.
Problemi che tutti conoscono e
lamentano e che si trascinano irrisolti aggravandosi ogni giorno
di più .
Problemi troppo grandi che la
politica si porta dietro, pronti ad usarli quando è
all'opposizione e -puntualmente- ignorarli quando è al governo.
Anche la nostra città ha i suoi
problemi, alcuni dei quali non possono essere risolti per il
"deficit" che, come un sempreverde, sembra essere perenne.
Ma un modo ci sarebbe: facile,
sbrigativo, di sicuro risultato, non solo economico, ma anche
educativo.
Negli ultimi anni è cresciuto,
infatti, un altro "deficit": quello dell'educazione, del senso
civico e del rispetto delle leggi.
Non siamo certamente per un
"regime" di sopraffazione poliziesco, ma il permissivismo
dilagante ha reso leciti molti comportamenti illeciti e
sanzionabili che vanno dal mancato rispetto del codice della
strada, all'occupazione abusiva del suolo pubblico,
all'affissione selvaggia, al deposito indecente e indecoroso
della spazzatura fuori dei cassonetti (quando sono vuoti),
all'edilizia speculativa incontrollata, all'evasione parziale
(quando non addirittura totale) dell'I.C.I., della Bucalossi,
degli oneri di urbanizzazione.
Da questi "deficit" non si esce
con un'improvvisa "tolleranza zero", ma non si possono nemmeno
continuare a chiudere gli occhi e le orecchie!
In fondo a farne le spese non
saranno gli educati o le persone (ce ne sono tante) che cercano
di essere ligie ai loro civici doveri, ma solo i trasgressori ed
i maleducati.
Ebbene: penso che sia giunto il
momento che questi comincino a pagare il fio delle loro
malefatte: ci guadagneranno le casse comunali e la vivibilità
cittadina.
Leggendo questo
sfogo, certamente qualcuno storcerà il muso e si ergerà a paladino dello "status
quo". Il suo consenso non mi interessa, perché -quasi certamente- ad esprimerlo
sarà stato uno di quelli che creano il caos con la loro indisciplina,
che insozzano la "nostra" città, che non paga le
tasse, che non ama il suo paese e non rispetta la gente.
Chi manifesterà il suo
risentimento, paleserà la sua vocazione: non mi interessano le
critiche degli ineducati e dei villanzoni...
E poi mi piace parlare in libertà:
non ho intenzione di mettermi in politica!
Pino Del Pizzo
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Perchè "AGORA'?"
Un po' di Storia
Agorà
(in greco ἀγορά) è il termine con il quale nella Grecia antica si
indicava la piazza principale della polis. Con l'andare del
tempo l'agorà divenne il centro della polis sia dal punto di
vista economico e commerciale (in quanto sede del mercato) che
dal punto di vista religioso, poiché vi si trovavano i luoghi di
culto del fondatore della città o della divinità protettrice,
che politico, in quanto era il luogo della democrazia per
antonomasia, dato che era sede delle assemblee dei cittadini che
vi si riunivano per discutere i problemi della comunità e
decidere collegialmente sulle leggi, ma era contemporaneamente
il luogo del mercato e il centro economico e politico, e perciò
vi sorgevano gli edifici pubblici, gli uffici, i teatri. L'agorà
fu un'autentica invenzione urbanistica, che non trovò riscontro
né nei centri del Vicino Oriente né in quelli micenei dove tutto
dipendeva dal re e non c'era bisogno di un luogo dove tenere
l'assemblea. Nell'agorà si mantenevano o si creavano numerose
relazioni interpersonali e vi si prendevano numerose decisioni,
da cui però venivano escluse le donne. Essendo il
cuore pulsante di ogni attività era situata nella città bassa; la sua funzione politica venne acquisita quando,
terminata l'epoca micenea che vedeva un re al comando, le
istituzioni furono spostate appunto nella città bassa, mentre
precedentemente si trovavano nel palazzo reale situato
sull'acropoli.
(testo estratto da Wikipedia
-
Enciclopedia aperta gestita da editori volontari)
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La nostra
"AGORA'"
"a
Taverna"
Come potrete apprendere
consultando
, Piazza
Commercio, da oltre due secoli è la nostra "Agorà", luogo della
politica e del pettegolezzo, delle discussioni sportive, del
volantinaggio, ma anche della cultura e della solidarietà.
Punti d'incontro... e di scontro, storicamente riconosciuti sono
- la libreria Morelli (cenacolo in cui il mecenate
garantisce, sornionamente, la par condicio), - l'emporio- edicola
- caffè di Claruzzo Segreti (ex-libreria di Rocco
Segreti, simpaticamente soprannominata "Botteghe Oscure" per la
viscerale fede politica del titolare che non ammette nessun
credo e nessun verbo che non abbia una qualsiasi sfumatura di
rosso), - il "Caffè dello sport" (ai più noto come
"'u bar
'i Totonno 'i Minichella" dove fino a circa 20 anni fa non era
possibile chiedere un caffè "corretto" e si poteva vedere la TV
solo se si era tifosi dell'Inter). Negli ultimi anni, tranne
che alle "Botteghe oscure", i riti dell'Agorà si tengono
( clima permettendo) per lo più all'aperto nei
vari posti dello slargo (che impropriamente continuiamo a
chiamare piazza): sulle panchine davanti al negozio di Cipriano
Martire, del Caffè dello Sport o all'angolo con via V.Emanuele.
Ora non è più "arengo
vivacissimo del dibattito politico locale",
anche perchè la politica appassiona soltanto la razza in
estinzione degli idealisti sognatori (che preferiscono
l'aria pura del lungomare) o i "galoppini" e "portaborse" che
preferiscono agire altrove. Argomenti di discussione restano,
quindi solo la critica e, rarissimamente, il consenso, qualche
volta anche la propositività. Ciò nonostante "a Taverna"
continua ad essere il luogo d'incontro e di informazione: lì
abbiamo intenzione di attingere gli spunti per il nostro
dibattito aperto a tutti coloro che vorranno parteciparvi, nei
limiti consentiti dall'educazione, e dal buon gusto.
Pino Del Pizzo
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